Perché la PA dovrebbe incentivare l’uso di software Libero/Open Source.


La regione Puglia ha firmato un protocollo d’intesa con Microsoft Italia al fine di promuovere l’innovazione e l’eccellenza nell’ideazione, sviluppo e utilizzo delle tecnologie e delle soluzioni informatiche, valorizzando il ruolo della Regione nelle relazioni dirette con i più grandi gruppi internazionali del settore.

Il protocollo d’intesa ha scatenato una serie di reazioni del mondo del software libero, come già successe nel caso del protocollo firmato tra il governo e microsoft.
Vendola ha risposto sostanzialmente trincerandosi dietro la neutralità della rete e della PA, sostenendo che non è compito delle amministrazioni pubbliche scegliere tra competitor. Ha inoltre aggiunto, cosa per altra avvenuta, che la regione Puglia avrebbe emanato una legge per la migrazione dell’amministrazione a software libero. Staremo a vedere cosa ne verrà fuori quando la legge verrà approvata.

Intanto mi sento di dirla una cosa: la neutralità tecnologica intesa in questo modo è un regalo a chi sostiene il software proprietario. Flavia Marzano lo spiega nel suo blog su Wired
Sempre Marzano spiega per quali motivi una Pubblica Amministrazione dovrebbe adottare e incentivare l’uso di FLOSS (Free Libre Open Source Software), spiegandone anche gli aspetti normativi, nel suo “Il FLOSS nella Pubblica Amministrazione” (in “Il software Libero in Italia”, a cura di Andrea Glorioso, 2010, Shake edizioni – Milano).
In estrema sintesi si tratta dell’Indipendenza dai fornitori, della maggior concorrenza tra gli operatori del settore, della maggior sicurezza.

Ma quì voglio concentrarmi su lavoro che l’adozione e l’incentivo al software libero verrebbe generato localmente, nel territorio che le PA governano. In una situazione di crisi e di perdita di posti di lavoro non è un dettaglio da sottovalutare.

Reinvestimento delle risorse a livello locale
L’utilizzo e lo sviluppo di tecnologie libere (free software/ open source), anche a prescindere dal suo indubbio valore etico, significa creare un circolo virtuoso che prevede l’investimento delle risorse generate localmente  in  lavoro locale anziché in acquisto di licenze.
In un contesto in cui le licenze del software appartengono per lo più a multinazionali,  sembra (a me) più logico utilizzare i fondi dedicati all’informatica per creare tecnologie (software/hardware) sul territorio creando nuovi posti di lavoro anziché inviarli all’estero, rendendo tra l’altro la Pubblica Amministrazione libera da scelte fatte altrove.

Risparmio
Ma non si tratta solo di ridirezionamento degli investimenti.
Il costo dell’informatica andrebbe sempre calcolato secondo il TCO (Total Cost Ownership) e non secondo il solo TCA (Total Cost of Acquisition). Normalmente l’incidenza delle licenze all’interno del TCO è di circa il 15 %. Supponendo che il resto dei parametri rimangano invariati, ci sarebbe un risparmio del 15%. Inoltre molto spesso anche il costo relativo alla personalizzazione si abbassa in virtù della maggiore concorrenza e della indipendenza dal fornitore.
Questo meccanismo comporterebbe un risparmio reale per la PA, che potrebbe così investire ciò che ha risparmiato dalle licenze non acquistate nello sviluppo di progetti utili al territorio, pensati e realizzati sul territorio, che ancora una volta darebbero posti di lavoro.
Inoltre le piccole imprese del territorio che si occupano di software aumenterebbero la propria competitività a causa della crescita di necessità di servizi indotti anche dalla maggiore disponibilità di denaro derivante dal risparmio di cui sopra.

Moltiplicazione del valore
Mentre il software proprietario esaurisce il suo valore nell’uso, il software libero può essere riusato, in parte o completamente, in modo da produrre altro software e quindi altro valore, anche in mano a soggetti diversi dai produttori originali. Si crea così un volano economico che trascina altre imprese, e anzi che funziona da stimolo per la creazione di nuove imprese.
Tutto questo è possibile a patto che la PA rivesta un ruolo importante non solo come acquirente, ma anche come garante della qualità, come canale di diffusione, come motore di formazione.

Piccole Tecno Imprese
Esiste un mondo di micro e piccole imprese che solo grazie al software libero è in grado di offrire servizi ad altre imprese. D’altra parte le imprese fruitrici di questi servizi non potrebbero permettersi di pagare prezzi più alti di quelli che solo grazie al software libero possono praticare le imprese fornitrici.
Questo meccanismo andrebbe sostenuto e incentivato al fine di farlo emergere, renderlo consapevole e soprattutto far aumentare la quota di lavoro svolta sul territorio.

Cosa fare
Di seguito alcune idee su ciò che le pubbliche amministrazioni potrebbero fare, oltre naturalmente a migrare al software libero quanti più servizi possibili.

Per le PA stesse dovrebbe raccogliere e mettere a disposizione:

  1. presentazioni e seminari rivolti ai decisori pubblici;
  2. informazioni tecniche;
  3. buone pratiche;
  4. occasioni di formazione;
  5. offerte di servizi garantiti;
  6. un registro delle imprese che offrono servizi rispettando un protocollo condiviso (tecnico/etico: dal rilascio di software con licenza aperta alla responsabilità sociale).

Per le piccole imprese, costituite o costituende la PA dovrebbe:

  1. raccogliere e diffondere informazioni amministrative e finanziarie (leggi, regolamenti, bandi)
  2. fornire consulenza legale per favorire lo sviluppo e il sostentamento di un tessuto di piccole imprese;
  3. organizzare formazione specialistica, in presenza e a distanza;
  4. promuovere il lavoro garantendo la trasparenza.

Per i cittadini la PA dovrebbe fornire:

  1. informazioni generali sul software libero (storia, significato, implicazioni sociali, luoghi comuni, …);
  2. dimostrazioni,  “inviti alla prova” su un piccolo sottoinsieme di applicazioni;
  3. supporto di un forum;
  4. pareri di esperti, etc.

Invece cosa fa la regione Puglia? Apre un terreno di confronto e di ricerca con Microsoft, che porterà quest’ultima anche nelle scuole.
Poi approva la legge per la migrazione al software libero, staremo a vedere con che vincoli, ma intanto consente a Microsoft di diffondere la cultura del software proprietario e regalare licenze (che in un secondo momento si farà pagare a caro prezzo) nelle scuole, nelle università, nei centri di ricerca.
Mi sembra un modo di procedere quantomeno ondivago! 😀

Per approfondire

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