Didattica a Distanza, seconda ondata

A quanto pare, come nella prima ondata della pandemia di Covid-19, il MIUR e, quindi la scuola, si è fatto trovare impreparato da diversi punti di vista. Da quello della progettazione didattica: il blended learning ha la stessa necessità di progettare le attività didattiche della DaD o della didattica in presenza, anzi forse di più; dal punto di vista dell’utilizzo dei dati: per la verità la questione si è aggravata, perché nel frattempo la Corte di Giustizia Europea ha invalidato l’accordo, detto “Privacy Shield”, tra l’Unione Europea e gli Usa; infine anche dal punto di vista del software libero.

questo articolo è pubblicato in “Formare… a distanza?”, II edizione, C.I.R.C.E. novembre 2020

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Davvero abbiamo bisogno di tutti questi dati?

In questo periodo di accelerazione dell’uso del digitale generato dalla pandemia si sente molto parlare, almeno fra gli addetti ai lavori, di battaglia sul cloud, di dati come nuovo petrolio e di sovranità digitale. Molti osservatori sostengono anche che dal risultato di questa battaglia dipenderà la sopravvivenza dell’Europa come potenza economica.

Sintetizziamo il ragionamento per sommi capi: i dati sono la materia prima fondamentale per l’economia e le società contemporanee. Bisogna quindi controllarli, proteggendo i cittadini e le imprese europee che li utilizzano economicamente per trarne profitto. Bisogna inoltre contrastare lo strapotere tecno-economico di Stati Uniti e Cina.

A tal fine è necessario che i cittadini e le imprese siano garantiti contro l’utilizzo “malvagio” dei dati. Ovvero bisogna impedire che potenze straniere e conglomerate Big Tech extra europee li utilizzino per attuare forme di controllo o di manipolazione dei comportamenti attraverso la pubblicità commerciale e politica “targettizzata” (Shoshana Zuboff , Il capitalismo della sorveglianza).

All’interno di questo schema generale, vediamo cosa è successo in questo periodo. Continue reading “Davvero abbiamo bisogno di tutti questi dati?”

Didattica a distanza: fuori dall’emergenza!

Il lockdown deciso dal governo Italiano e dalla maggior parte dei governi degli Stati a capitalismo avanzato ha determinato un’accelerazione fortissima dell’uso del digitale.

Scuole ed università si sono viste costrette ad adottare la didattica a distanza per poter proseguire le lezioni.

Questa situazione di emergenza ha fatto venire al pettine tutti i nodi di decenni di immobilismo e distruzione del poco che era stato costruito.

Innanzi tutto va detto che gli insegnanti, ma anche gli studenti e, ahimè, i genitori, si sono dovuti far carico della distanza, di inventarsi “a distanza”, poiché poco o nulla è stato sperimentato sotto la guida degli organi competenti e quindi nulla è stato messo a sistema. In ordine sparso, scuole e università hanno tentato di fare buon viso a cattivo gioco, a volte facendo finta di nulla: riprodurre la didattica in presenza attraverso le video chat. Poi, pian piano, sono arrivate le assegnazioni dei compiti da fare a casa; chi attraverso le mail, chi attraverso Google Drive, qualcuno attraverso piattaforme come Edmodo, e così via. Nel frattempo il Ministero ha cominciato a dare indicazioni, tramite la sua pagina web (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html), sulle piattaforme per la didattica a distanza da adottare: Google Suite, Office 365, Weschool.

Il Ministero, non avendo idee migliori, ha scelto di affidarsi ai grandi sia per le garanzie di affidabilità che offrono, sia per l’abitudine che gli utenti (insegnanti e studenti) hanno già nell’uso di una parte degli strumenti messi a disposizione. È il caso di Google e Microsoft Office. E così, anche nel campo della didattica, è continuato lo scivolamento verso le imprese private di una funzione tipica della Cosa Pubblica. Una esternalizzazione in atto da anni anche in altri settori cruciali, come la sanità.

Questo è ciò che è accaduto.

Ora, passati tre mesi dalla chiusura forzata delle scuole, tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica italiana chiedono che la risposta alla crisi innescata dal Coronavirus sia l’occasione per investire nella scuola: più soldi per l’edilizia scolastica e per assumere insegnanti allo scopo di ridurre il numero di studenti per classe e avere risorse per una didattica migliore che metta al centro la crescita degli studenti.

Non è ancora chiaro come riapriranno le scuole a settembre, ma per quanto se ne sa il Ministero vorrebbe “spinge” per la didattica mista: parte in presenza e parte a distanza. Le direttive sono sempre le stesse di tre mesi fa: piattaforme per la DAD delle grandi multinazionali americane, e arrangiatevi!

In questo panorama sono spariti completamente il metodo didattico, la libertà di insegnamento, la questione della privacy e dei dati, il digital divide. Proviamo a farli riemergere.

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Didattica a distanza: Riflessioni su metodo e contenuto, piattaforme e big tech, conoscenza e competenze

Il podcast di una chiacchierata a proposito di Didattica a distanza ed e-learning durante l’ora di buco, trasmissione sulla scuola in onda tutti i martedì su Radio Onda Rossa.

Didattica collaborativa vs didattica frontale? E’ possibile riprodurre la lezione frontale in classe attraverso le videochat? Il meteodo e il contenuto. La scelta delle piattaforme determina il metodo didattico.

Sulla questione del divario digitale, che pure è fondamentale quando si parla di didattica e lavoro a distanza consiglio l’articolo di Mantellini su Internazionale: Il divario digitale è una zavorra per l’Italia

Giocare o essere giocati – Laboratori online durante il lockdown

LABORATORI DI
PEDAGOGIA HACKER
a cura di C.I.R.C.E e
Maurizio “Graffio” Mazzoneschi

 

 

SECONDO INCONTRO SPERIMENTALE:
“GIOCARE O ESSERE GIOCATI”

Piattaforme social, videogiochi e dipendenze

Dopo la buona riuscita del primo incontro online del LABORATORIO DI PEDAGOGIA HACKER, abbiamo deciso di proseguire su questa strada.
Venerdì 3 aprile dalle 16-19 si terrà il secondo incontro, dal titolo “Giocare o essere giocati”, per un numero massimo di 20 partecipanti sulla piattaforma JITSI.

Tinder: “swippare” all’infinito – art

Dopamina

Il primo video di una serie di 8, realizzati da arte.tv

Passi delle ore a swippare senza riuscire a fermarti? È normale: l’app Tinder si basa sul meccanismo della  “ricompensa aleatoria”. Come in una slot machine, ogni volta qui swippi appare un profilo che ti piace o non ti piace, attivando automaticamente la secrezione di dopamina che ti spinge a swippare ancora, all’infinito, fino a che il gesto non si trasforma in un automatismo. E ti costringe a pagare a per poterlo fare senza limiti…

Social network e app come Tinder, Facebook, Instagram, Candy Crush, Snapchat, Twitter e Uber sono concepite per stimolare nel nostro cervello la produzione della dopamina: la molecola che regola le sensazioni di piacere, motivazione e dipendenza. Questa serie è una guida dei meccanismi che ci tengono incollati allo smartphone.

Cine(rd) forum a Forte Prenestino

Un percorso cinematografico tra le attualità del mondo hacker per avvicinarsi all’hackmeeting.

Sono quattro i filcinerd-201504m proposti, dall’InsomniaLab, al Centro Sociale Forte Prenestino (Roma) dal 31 marzo al 12 maggio.

Si tratta di film documentari su argomenti e personaggi che hanno segnato e segnano la storia dell’informatica alternativa alle gradi multinazionali del digitale.

Sono storie di geni e carcere, di ribellioni e repressione, ma soprattutto sono storie che fanno riflettere sull’uso della tecnologia.

Cosa c’è dentro queste scatole “magiche” che usiamo quotidianamente senza chiederci nulla sui processi che ne permettono il funzionamento? Chi ha interesse a far si che funzionino nel modo in cui oggi funzionano? E’ possibile fare in modo che funzionino diversamente? E cosa succede a chi cerca di cambiare le cose?

Queste domande spesso sono le stesse che gli hackers italiani si pongono durante l’hackmeeting, l’annuale incontro che si tiene tutti gli anni (quest’anno a Napoli dal 19 al 21 giugno). E’ anche per questo motivo che il ciclo di film vuole essere sia uno stimolo per discutere dei temi proposti dai documentari, sia come tappe di avvicinamento ad HackIt!! Continue reading “Cine(rd) forum a Forte Prenestino”

Smart City si, ma dal basso ed ecosostenibili

Il 23 novembre 2013 si è tenuto a Roma un incontro promosso da “Roma Smart City” dedicato alla città partecipata e collaborativa.
Si tratta di un lodevole tentativo di definire un percorso verso la Smart City romana che sia occasione di partecipazione dei cittadini al governo della città.

Molte altre iniziative del genere si stanno organizzando in varie città.
Tuttavia a me pare che sui temi legati a Smart City, Open Data, Internet delle cose (che poi sono tre argomenti fortemente interconnessi) si stiano riponendo aspettative salvifiche esagerate. Di volta in volta uno dei tre argomenti viene descritto come la panacea per uscire fuori dalla crisi economica, o per creare posti di lavoro. Altre volte se ne parla come il mezzo principale per ridurre l’inquinamento atmosferico (grazie all’adozione di auto elettriche).

Le Smart Cities possono essere intese in due modi.

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applicazioni multidevice: quali tecniche utilizzare

Per lavoro sono sempre più spesso di fronte alla domanda su quali tecnologie utilizzare per sviluppare applicazioni per web, smartphone, tablet.

Quando è il caso di sviluppare un’applicazione nativa per mobile? e quando un’applicazione web che tenga conto anche dei device mobili? e in questo caso quali tecniche utilizzare?

Per avere le idee più chiare segnalo una serie di articoli che illustrano punti di vista, tecniche ed esperienze relative all’argomento.

buona lettura